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L'orto produce verdura e integrazione

Grazie al progetto "Accoglienza attiva" migranti ed ex tossicodipendenti lavorano fianco a fianco su di un terreno concesso dalla Belvedere Spa

PECCIOLI — Sono in tutto ventuno, fra migranti ed ex tossicodipendenti, le persone che a turno, volontariamente, si danno da fare con vanghe ed attrezzi per coltivare l'orto sociale concesso dalla Belvedere Spa in località Montecchio. Circa un ettaro di terreno che già ha iniziato a produrre ortaggi, poi consumati dagli stessi coltivatori, alla mensa della scuola Santa Lucia di Perignano e al ristorante ConGusto dell'hotel Porta Valdera.

Proprio all'hotel ieri mattina è stato presentato Accoglienza attiva, progetto nato dalla fattiva collaborazione fra il Comune di Peccioli e le tre cooperative che sul territorio si occupano di accoglienza migranti e recupero tossicodipendenti: Il Cammino, Arnera e Odissea del gruppo Co&So.

"Sebbene il Comune non abbia una funzione specifica nell'accoglienza dei migranti - ha esordito il sindaco Renzo Maccelloni - è nostro dovere affrontare e gestire i problemi. L'idea di trasformare una situazione di possibile disagio in una possibile risorsa per il territorio e per i migranti stessi rientra nel nostro modo di affrontare le criticità, ricalcando in un certo qual modo il percorso già fatto per la discarica".

A dare un'accelerata al progetto dell'orto sociale è stato l'arrivo di altri otto migranti nell'edificio annesso al convento dei frati cappuccini. "E' chiaro - ha detto in proposito il primo cittadino - che accoglienza e integrazione rimangono possibili finché il numero di migranti sul territorio resta gestibile. Ma al di là della questione dei numeri, è importante che l'accoglienza sia coordinata e condivisa il più possibile fra Comune, professionisti, associazioni e cittadini, altrimenti non si potrà mai avere come risultato l'integrazione. Inoltre, è necessario che i richiedenti asilo comprendano che hanno sì dei diritti, ma anche dei doveri verso la comunità che li accoglie".

I protagonisti del progetto sono gli 8 richiedenti asilo ospitati già da un anno a Montecchio, seguiti dalla cooperativa Il Cammino, i 5 ragazzi seguiti da Arnera nella comunità di recupero di Legoli e, come detto, gli ultimi migranti accolti a Peccioli. 

"Soltanto grazie alla piena sinergia fra Comune e cooperative - ha commentato Matteo Lami di Il Cammino - è possibile trasformare un disagio in ricchezza per il territorio. L'obiettivo deve essere l'integrazione ed anche per questo stiamo già pensando ad altri progetti e laboratori, che possano favorire l'interscambio con i cittadini, come ad esempio corsi di lingua o di sartoria".

"Con questo progetto - ha aggiunto Alessio Leoncini di Arnera - riusciamo ad affrontare il tema dell'immigrazione in modo trasparente, facendo capire le difficoltà e proponendo soluzioni. Tutti insieme condividiamo un'idea di accoglienza fatta da professionisti e mirata all'integrazione, che è ben diversa da quella che hanno coloro che dei migranti fanno un business".

Guido Bini
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