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Vi racconto come nacque il Teatro del Silenzio

Alberto Bartalini, architetto e visionario, amato e criticato: da quando passeggiava sulle colline al futuro: "O le nuove generazioni o la natura..."

LAJATICO — Dall'idea di creare un teatro adagiato sulle colline fino al futuro (“Adesso tocca alle nuove generazioni, oppure... alla natura”). A parlare è l'inventore, il visionario Alberto Bartalini, architetto, pensatore, amato e criticato, nella sua Valdera come in Italia e nel mondo.

Dalla visione all'idea, istantaneo - “Sono nato e cresciuto a Lajatico, ma tornato in questo paese dopo 30 anni. Ritornai una mattina a trovare i miei genitori, dopo anni di studio in cui ero lontano”.

Bartalini parla con trasporto, come se rivedesse davanti agli occhi le immagini di quel giorno: “Quelle colline morbide e piene di neve. D'estate invece andavamo a raccogliere i cristalli di rocca, le conchiglie. Sono storie che vivi da ragazzo, poi lavori nel mondo della cultura, ti interessi di arti. Questo è un luogo perfetto per il teatro, pensai, un anfiteatro naturale. Sì, mi piacerebbe farci un teatro”.

Dalla visione alla genesi dell'idea corre lo stesso tempo di quando si preme un pulsante e si vede la luce: istantaneo. Ma c'era da costruirlo, eravamo nel 2005: “Andai da Andrea Bocelli, trovò questa idea pazza, visionaria, non realizzabile. 'Andrea, tu potresti essere il personaggio giusto per fare un teatro naturale che non esiste' gli dissi, poi aggiunsi 'Ne esiste uno fra Svizzera e Germania sul lago di Costanza, ma c'è un panorama wagneriano, del tutto diverso”.

La risposta di Bocelli non si fa attendere: “Andrea bocciò la proposta, senza scampo. Non ci stava. Ma io non mi diedi per vinto e continuai a lavorare. E infatti Andrea ci ripensò e mi richiamò, così mettemmo su un comitato scientifico, nel 2005, per studiare il dà farsi. Prima un disegno virtuale, poi abbiamo iniziato a lavorare”.

Da lì passeranno neanche dodici mesi, e il Teatro del Silenzio accoglierà le prime voci nell'estate 2006.

Teatro del Silenzio oggi, e domani? - Bartalini inizia a parlare del presente quando gli chiediamo dell'allestimento di quest'anno: “Ci sarà la famosa Proust, poltrona disegnata da Mendini, prodotta da Robot City - Italian Art Factory di Gualtiero Vanelli, un oggetto del design mondiale. Abbiamo avuto vari artisti, da Mitoraj a Pomodoro fino a Ceroli, così abbiamo affrontato tutto il panorama figurativo. Mancava il design...”.

L'architetto torna a scaldarsi quando gli chiediamo come vede i tempi moderni un visionario come lui, e cosa pensa del futuro del Teatro del Silenzio: “Ce ne fossero di pazzi e visionari, viviamo un'epoca di morti. Non hanno una visione di curiosità. Le nostre Amministrazioni che non curano l'estetica, i rapporti urbani. Se ci fossero degli ottimi amministratori, vivremmo nel bello. E allora dico 'Ben vengono i visionari'. In questo Teatro ho fatto il mio corso, adesso dovrà essere gestito dalle nuove generazioni”.

Altrimenti che succederà? “Niente, di quel territorio se ne riapproprierà la natura”.

René Pierotti
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