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La ragione del terrore al Teatro Era

Michele Santeramo
Michele Santeramo

Questa sera e sabato appuntamento con lo spettacolo scritto dallo stimato Michele Santeramo e affidato alla regia di Salvatore Tramacere

PONTEDERA — L'appuntamento al Teatro Era per La Ragione del Terrore è per questa sera e sabato, sempre alle 21.

Il testo è curato da Michele Santeramo, stimato drammaturgo pugliese, particolarmente apprezzato a Pontedera dove spesso fa base e crea i propri lavori. La regia invece è di Salvatore Tramacere. Si tratta di una produzione dei Cantieri Teatrali Koreja insieme appunto a Santeramo.

"Tutto, secondo Elio Vittorini, è profondamente nell’uomo. Il male non esisterebbe se non fosse nell’uomo, nel singolo uomo. E allora, se è così, anche la soluzione al male deve essere nell’uomo". Questo è l'incipit che il regista Tramacere ha creato lo spettacolo che va in scena al Teatro Era. Gli attori sono Maria Rosaria Ponzetta e Michele Cipriani.

L’ambiente è un paesaggio fatto di grotte abitate da persone e non nella preistoria, ma nell’Italia di pochi decenni fa. In uno di quei posti in cui i sogni sembrano veri. Una storia sull’apparente inevitabilità di certe conseguenze. C’è un uomo che ha bisogno di farsi perdonare qualcosa. E chi non è in una condizione simile? Ha bisogno di farsi perdonare un fatto grave, qualcosa che lei, la donna, proprio non riesce a dimenticare. Per farlo, ha bisogno di raccontare quel che è successo a un pubblico, perché ciascuno tra i presenti comprenda la ragione del terrore. Sembra un destino connaturato all’uomo: si reagisce al male subito con il male, in una spirale che sembra essere senza soluzione. Se hanno distrutto la città in cui vivevi, se hanno ammazzato i tuoi, se ti hanno costretto a lasciare tutto e scappare, come vuoi reagire? Come ti aspetti che reagisca una persona in questa condizione?

Lo spettacolo accompagna lo spettatore riflettendo su questi temi, per capire se esiste una ragione al terrore provocato, al dolore, alla violenza. C’è una ragione? E se sì, è condivisibile? Un racconto sull’apparente inevitabilità di certe conseguenze, perché ci sono storie che nella loro linearità sembrano semplici. E poi non bisogna stupirsi quando deflagrano, perché era prevedibile. Riflettendo intorno a questi temi, abbiamo scoperto che c’è una soluzione umana, profondamente umana: forse si chiama stanchezza, forse codardia, forse solo necessità di sottrarsi, di farsi da parte; c’è, forse, una maniera per scardinare ogni ragione del terrore.

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