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"Non tassate gli agriturismi"

Coldiretti critica la scelta di equiparare l’attività agrituristica a quella alberghiera per quanto riguarda l'applicazione della Tari

PONSACCO — "Gli agriturismi non sono ristoranti ne alberghi. L’applicazione della Tari da parte di alcuni comuni pisani non può essere la medesima calcolata su ristoranti ed alberghi. Agli agriturismi devono essere applicate le tariffe previste per le attività agricole". Secondo Coldiretti Pisa, pronta a dare il via a una verifica in tutti i comuni pisani, la tassa sui rifiuti deve essere differenziata tenendo conto di una serie di aspetti che penalizzano l’attività agrituristica rispetto ad hotel e ristoranti.

Il primo caso "scoppia" nel comune di Ponsacco dopo la segnalazione di alcune imprese agricole. “Le attività agrituristiche, - spiega Aniello Ascolese, direttore Coldiretti Pisa e Livorno - regolarmente autorizzate e gestite da Coltivatori Diretti o Imprenditori agricoli professionali, iscritti nella specifica gestione previdenziale all’Inps, debbono essere caratterizzate da un rapporto di complementarietà rispetto all’attività principale di coltivazione del fondo agricolo o di allevamento e, pertanto, vanno considerate attività agricole a tutti gli effetti e a esse debbono poter essere applicate le tariffe previste per l’attività agricola”.

Per Coldiretti infatti il ruolo strategico dell’agricoltura che va ben oltre dal fatto produttivo, per ricomprendere l’attività di tutela ambientale e di sicurezza alimentare, è stato pienamente riconosciuto dal Governo in questi ultimi anni, attraverso misure di esenzione e agevolazione fiscale sui terreni e sui fabbricati rurali, in particolar modo per i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali (Iap).

"Siamo rimasti sorpresi dalla decisione di alcuni comuni di applicare la Tari alle imprese agrituristiche equiparandole di fatto a quelle previste per gli alberghi o i servizi di ristorazione – spiega ancora Ascolese. – L’applicazione della Tari deve essere rivista la dove è stata calcolata mettendo sullo stesso piano agriturismi e alberghi”.

Per Coldiretti l’attività agrituristica, alla luce delle vigenti disposizioni di legge, nazionali e regionali, non può essere assimilata all’attività alberghiera o di ristorazione, ciò anche tenendo conto della sua indiscutibile stagionalità e della sua complementarietà rispetto all’impresa agricola di cui è una particolare estrinsecazione, senza contare il fatto che in termini numerici complessivi, quelli realizzati dagli agriturismi sono percentualmente molto più ridotti.

“Auspichiamo che le amministrazioni comunali, che in tante occasioni hanno riconosciuto convintamente la strategicità della presenza sui propri territori delle imprese agricole e del loro ruolo di motore delle sviluppo locale, oltre che di presidio contro il degrado ambientale, possano differenziare la tariffa.

Le imprese agricole, è innegabile, sono costrette a subire, in moltissimi casi, una evidente discriminazione rispetto alle imprese presenti nelle aree urbanizzate; si considerino le difficoltà della viabilità interna, la distanza da istituti scolastici, così come l’accessibilità alla fruizione di servizi ospedalieri o di pubblica sicurezza e, non ultimi, la mancanza di luoghi di ricreazione e inclusione sociale.

Soltanto questi elementi, sostiene Coldiretti, di oggettivo svantaggio, dovrebbero essere sufficienti a far comprendere che le attività produttive di cui si discute, agricoltura con l’agriturismo da una parte e attività alberghiera con la ristorazione dall’altra sono realtà molto differenti, che svolgono sicuramente ruoli importanti e pertanto entrambe meritevoli di attenzione, ma non certamente tra di loro comparabili”.

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