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Tropicana, essere artista oggi

Lo spettacolo Tropicana, in scena il 18 gennaio ore 21 a La Città del Teatro di Cascina, propone una riflessione sul mondo di oggi

CASCINA — Cosa è Tropicana ? E’ il succo di frutta numero uno al mondo, leader di mercato negli Stati Uniti, in Francia e in Gran Bretagna. Tropicana è un brano del Gruppo Italiano. Dopo aver dominato le classifiche dell’estate 1983, anno di uscita, è diventato un brano simbolo dell’estate tout-court, passando alla storia come inno alla leggerezza estiva, ballo di gruppo per eccellenza e immancabile colonna sonora di ogni villaggio turistico.

Ma di che cosa parla veramente questa canzone?

Lo spettacolo Tropicana, in scena il 18 gennaio ore 21 a La Città del Teatro, produzione Gli Scarti – Teatro i, drammaturgia collettiva a cura di Francesco Alberici, con la giovane premio Ubu 2017 Claudia Marsicano, lo stesso Francesco Alberici, Salvatore Aronica e Daniele Turconi, pone una domanda importante sul successo o l’insuccesso di un prodotto, sull’esplodere di fenomeno culturale e di costume.
Sul palco l’identità della compagnia di artisti si sovrappone a quella del Gruppo Italiano, in un cortocircuito tra identità reali e immaginarie, in cui ogni attore sembra fare outing delle proprie debolezze, vigliaccherie e speranze. In scena la cantante, il musicista e il corista, decostruiscono, sullo sfondo di una scena verde vuota, la loro stessa esistenza e quella di un’arte, la cui infiammabile scintilla, può bruciare e consumarsi in poco tempo, senza lasciare traccia alcuna.

Lo spettacolo, tra ironia e nonsense, cela il malessere di una generazione senza ideali, che “esplode” tra balli superficiali, bevendo una bibita dolce. In un’epoca in cui anche l’arte diventa merce, la soluzione può essere la prostituzione dell’artista? Come si può andare avanti in un percorso artistico reinventandosi ma mantenendo una propria identità? Tropicana è un pretesto per una lenta immersione negli abissi, alla ricerca del nero che è sempre nascosto dentro un involucro colorato; e del punto di contatto tra quel nero e questo attuale che ci sommerge.

La giovane formazione Frigoproduzioni, il cui primo spettacolo Socialmente era già affacciato sul contemporaneo e le sue molte esplosioni, continua a indagare il presente, il meccanismo della produzione culturale, portando il pubblico dentro le proprie domande e agganciandolo su simboli che possono risultare famigliari, proprio come il motivetto del Gruppo Italiano che quelli che hanno intorno ai quarant’anni hanno di sicuro in passato canticchiato, senza chiedersi poi dove fossero andati a finire i suoi autori.

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