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San Faustino tra martirio e robot

Il patrono si ritrova in una Pontedera che nel suo nome mostra domani le sue meravigle tecnologiche

PONTEDERA — Se è vero che i Santi vedono tutto anche da morti, chi sa cosa penserà San Faustino della moderna Pontedera che da anni 's'è buttata' nei robot e affini. Magari capaci, anche di dir messa. Robot e affini che domami potranno essere visti ammirati da tutti perché il prestigioso Istituto Sant'Anna che guarda la Piaggio dall'altro lato del viale aprirà ancora una volta le porte a tutti per visite guidate.

Ma per i bimbi ci sarà anche il lancio dei pallonicini in piazza del Duomo - niente più mongolfiera, vietata - e per tutti i golosi ci saranno i banchetti delle leccornie mentre sul grande piazzale di fuori del ponte pulsa già il luna park che annuncia la prossima fiera di San Luca. Infine, ma non ultimo, ci sarà in Duomo la solenne messa con le autorità cittadine in prima fila e l'arcivescovo Benotto officiante con una trentina e più di preti e diaconi intorno, più uno stuolo di chierichetti. Una bella cerimonia. 

Stavolta, però, San Faustino che da quattro secoli e chiuso in un'urna non avrà la coroncina in testa perché, è noto, gli è stata rubata. Chi sa chi, comunque non diventato ricco perché la coroncina non era di gran valore economico. Dopo esser stato martirizzato, come sembrano dimostrare i suoi resti, perché cristiano nella Roma pagana del III secolo e dopo aver trascorso 14 secoli nel cimitero-catacomba di San Ciriaco, Faustino arrivò a Pontedera l'8 agosto 1600. Solennemente accolto da una gran folla e dalle confraternita dei Bianchi, una delle 'misericordie' di allora, che l'aveva richiesto all'istituto romano nato per recuperare le spoglie dei martiri cristiani e distribuirli a chi le chiedesse. 

Erano i tempi della Chiesa cattolica romana impegnata nel contrastare la riforma protestante di Martin Lutero e per questa battaglia era importante diffondere e rafforzare tra il popolo il culto delle reliquie, tanto che in questa zona arrivarono le spoglie di San Costanzo a Ponsacco, di Santa Colomba che dette il nome alla chiesa alla località, di San Valentino a Bientina e San Severo a Castelfranco.

San Faustino fu portato in una delle due cappelle dell'unica chiesa allora esistente a Pons ad Heram, l'attuale santuario del Crocifisso, dove fu venerato subito come patrono 'popolare' nonostante che i patroni di Pontedera fossero Iacopo e Filippo. Finché San Faustino vinse a furor di popolo il confronto con i due santi non pontederesi per cui fu trasferito nel nuovo Duomo col l'investitura a patrono. Negli anni '60, pieno boom sociale ed economico, la sua festa fu infine spostata da agosto a ottobre, secondo giovedì d'ottobre, con tanto di polemiche fra i cittadini. Segno che il Santo era ed è amato.

Mario Mannucci
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