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Una interrogazione parlamentare su Tmm e Piaggio

L'hanno presentata stamane alla Camera i neodeputati di Fratelli d'Italia Giovanni Donzelli e Riccardo Zucconi, chiedendo un tavolo ministeriale

ROMA — Questa mattina è stata protocollata una nuova interrogazione parlamentare sul caso Tmm, firmata dai deputati FdI a Montecitorio Giovanni Donzelli e Riccardo Zucconi. Della vicenda degli oltre 80 lavoratori mandati a casa all’improvviso dall’azienda dell'indotto Piaggio si tornerà dunque a discutere in Parlamento, dopo l'interrogazione presentata nel settembre scorso dalla senatrice del M5s Sara Paglini.

Giovanni Donzelli chiede al ministro del lavoro "Un tavolo di lavoro nazionale sulla crisi dell'indotto Piaggio della famiglia Colaninno, alla luce della crisi della Tmm che ha chiuso i battenti lasciando a casa oltre 80 persone".

"Nella provincia di Pisa in Valdera nella zona dell'indotto della Piaggio si sono persi dal 2000 ad oggi seimila posti di lavoro - sottolineano Donzelli e Zucconi -, riducendo di due terzi gli occupati. Nel 2006 la Piaggio ha ottenuto una commessa di 27 mila veicoli per Poste, ma in Italia i veicoli sono stati solo montati dopo che erano stati prodotti all'estero. La Piaggio negli ultimi anni ha iniziato a fornirsi di produttori non della zona e in alcuni casi anche esteri, quando saremo al governo chiuderemo i finanziamenti per le aziende che delocalizzano, premiando quelle che investono e danno lavoro in Italia".

"Finora la politica nazionale ha fatto finta di non vedere e non sentire - ha commentato il responsabile del centrodestra locale, Matteo Arcenni -, ma i lavoratori Tmm che oggi sono ancora in presidio fuori dai cancelli dell’azienda chiedono considerazione e giustizia sociale. Devono sapere che noi siamo al loro fianco concretamente, non solo con frasi fatte e promesse mirabolanti. Vogliamo che tutta Italia conosca la loro condizione e quella dell’indotto Piaggio che per colpa di una politica industriale della Piaggio che a parole dice di puntare sul Made in Italy ma poi con i fatti concreti punta sulla delocalizzazione della produzione in Oriente. Basta ipocrisie Basta promesse. Ora vogliamo la verità e fatti concreti".

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