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Quella passione per la via Francigena

foto Marcella Bitozzi

Raffaella stavolta non effettuerà, per una caduta, la tappa estiva che porta a Firenze. Ma è solo un rinvio. Il racconto del suo primo viaggio a Roma

CASCIANA TERME LARI — Raffaella Scursatone è nata a Torino 62 anni fa. In Toscana dal 2007, è diventata da poco una cittadina cascianese. È pensionata e presta la sua opera come volontaria nella biblioteca di Lari. 

Raffaella ha sempre avuto il desiderio di camminare, per avere un contatto diretto con la natura e poterla così ammirare senza fretta. 

Un giorno, su internet, ha scoperto la comunità toscana “Il Pellegrino”, a cui aderiscono tutte le persone che amano ripercorrere rigorosamente a piedi la via Francigena, la strada di San Francesco: composta da varie tappe, si conclude a Finisterre, in Spagna, dove ogni pellegrino brucia simbolicamente un po’ delle sue cose che l’hanno accompagnato durante il viaggio.

Percorrendo la lunga salita per arrivare lassù, è possibile vedere il monumento al pellegrino e dirimpetto al mare il monumento allo scarpone. Ogni “pellegrino” viaggia da solo, e se si fanno degli incontri, sono casuali.

La Comunità invia a tutti gli iscritti le carte di viaggio e un altro prezioso documento, molto personale, “una credenziale”. 

Raffaella ci ha mostrato la sua, con decine di timbri apposti dagli Ostelli, mète dei propri viaggi, a convalida e in ricordo dei percorsi effettuati. 

Per Raffaella le difficoltà dei viaggi non contano, parte solo con le cose essenziali in spalla e pochi soldi. Nel 2011 la più grande delle sue avventure: arrivare a Roma.

E dopo Roma altre mete raggiunte (una ogni anno) e per questo mese di agosto, Raffaella si stava preparando per un’altra importante tappa: Casciana Alta, Volterra, Colle Val d’Elsa, Siena, Firenze.

Purtroppo una brutta caduta le ha impedito di partire. Peccato. Peccato davvero, ma Raffaella è sicura che questo incidente è solamente una pausa, un rinvio, perché di rinunce non ne vuol proprio sentir parlare.

Ecco il racconto del suo viaggio a Roma, durato 17 giorni, terminato in piazza San Pietro alle ore 17 del 17 agosto 2011.

Era il primo pomeriggio, stavo percorrendo l’ultimo tratto di strada per arrivare a Roma: sole cocente e poca acqua con me. Ho alzato gli occhi e ho visto che la strada diventava sempre più bianca fino a sfumare definitivamente. Ho perso i sensi e mi sono accasciata a terra. Sono stata soccorsa da due pellegrini”, racconta Raffaella.

Ma l’amore per la natura e la voglia di compiere questi viaggi meditativi “mi ha fatto dimenticare tutto. Nel mio lungo viaggio sono passata tra paesaggi naturali e in piccoli borghi, lungo la Via Cassia, nel traffico di Roma, ho guardato alcuni torrenti, cadendo, rialzandomi, continuando il cammino fino alla pausa serale nell’ostello di turno”.

“Ho viaggiato in compagnia di altri pellegrini o rimanendo sola, ho guardato la luna, ho avvicinato i gatti, ho respirato l’aria di quei luoghi meravigliosi convincendomi sempre di più che tutto questo vale pure qualche piccola difficoltà”.

Marcella Bitozzi
© Riproduzione riservata

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