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Stop violenza, l'intervento di Alessandra Nardini

Alessandro Nardini

Oggi è la giornata contro la violenza sulle donne. Ospitiamo l'intervento sul tema della consigliera regionale Pd Alessandra Nardini

PONTEDERA — "La violenza contro le donne è ancora un problema strutturale nella nostra società, poiché è insita in tutti i comportamenti, le consuetudini o le norme che risultino in qualsiasi modo discriminatori, così come in qualunque azione che parta dall'assunto che le esigenze delle donne possano venire dopo quelle degli uomini, dell'economia, del "si fa così da sempre".

L'idea che si possa parlare di violenza soltanto quando una donna viene percossa o, peggio, uccisa fa pensare ad un problema episodico, estemporaneo, emergenziale, ma non è così: la violenza di genere è un elemento culturale di cui le nostre società sono storicamente intrise, di cui l'abuso fisico è la manifestazione più terribile ed estrema, ma non è affatto l'unica. Quando un uomo pensa che l'indipendenza lavorativa ed economica della propria compagna sia qualcosa di sbagliato o di minaccioso, quando a parità di ruolo una donna guadagna meno di un uomo, quando una donna non arriva ai ruoli apicali che merita, quando si privilegiano a priori i figli maschi rispetto alle femmine nell'investimento in istruzione, quella è a pieno titolo violenza di genere.

L'idea che una donna possa essere picchiata, abusata, uccisa è infatti conseguenza dell'idea di possesso, di sottoposizione, di secondarietà. La politica e i suoi messaggi, impliciti ed espliciti, non si possono certo escludere dalla gamma dei responsabili di un degrado progressivo: si pensi alle recenti iniziative per mettere in discussione la legge 194, oppure al ddl Pillon, mirato a rendere un inferno il divorzio per le donne e alla riduzione del valore legale che la violenza domestica ha nei casi di separazione. Si pensi a Pisa, dove nonostante molte rimostranze anche politicamente trasversali, un uomo che ha avuto comportamenti assimilabili allo stalking resta saldo a ricoprire il ruolo di Assessore alla Cultura.


Ritengo che tutto questo si leghi, in buona sintesi, all'assunto culturale - ancora molto presente in particolare nel nostro Paese - che tutto ciò che non è virile e dominante sia di per sé abusabile, disprezzabile, se non addirittura punibile. Da qui i comportamenti ancora largamente diffusi di omo e transfobia, nella loro terribile gamma che va dallo scherno alle botte. Tornando alla specifica questione femminile e ad alcuni dati a noi vicinissimi: in Toscana abbiamo avuto più di 100 casi di femminicidio negli ultimi dieci anni e oltre 22 mila donne si sono rivolte ai centri antiviolenza.

Nella maggior parte dei casi si è trattato di violenza psicologica e l'autore era un uomo molto vicino alle vittime, come il partner o il padre. Particolarmente dolorosi sono i dati sui casi familiari nell'ultimo anno, dove emerge che nell'83,5% degli episodi l'autore della violenza o dell'abuso è il padre. Vale la pena infine citare l'incremento delle giovani tra i 18 e i 29 anni che si rivolgono ai centri e questo è un dato che induce a una duplice lettura: se da un lato allarma per l'aumento dei casi, dall'altro è indice positivo di una maggiore consapevolezza e di una sempre minore disponibilità a subire, che porta alla denuncia. Appare dunque evidente come la lotta a questa piaga della nostra società passi certamente per la denuncia di chi commette violenze, ma ancora di più per una grande iniziativa di educazione al rispetto della donna e, in generale, delle umane differenze; un rispetto che sia di pensiero, di parola, di azione.

Resta fondamentale, insomma, tenersi ancorati alle "tre P": prevenzione, perseguimento e protezione. La politica, spesso protagonista di pessimi esempi, deve mettere in campo una vera rivoluzione copernicana che coinvolga le scuole, le norme sul lavoro e sulla discriminazione e arrivi fino alla famiglia, spesso teatro delle violenze più brutali e più difficili da estirpare. Soltanto una società di persone con uguali diritti, libere e rispettate, è una società degna di definirsi moderna."

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