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​Corre verso il secolo la villa della cicoria

Costruita nel 1928 da Manlio Crastan, nel 1964 acquistata dal Comune. Ora semivuota resta una 'chicca' in stile rinascimentale. Una cena in programma

PONTEDERA — Villa Crastan o villa comunale, vanno bene entrambe le dizioni riferite alle due proprietà succedutesi nel secolo scorso, festeggerà nel 2028 il suo centenario. Dunque mancano soltanto nove anni all'appuntamento col secolo di uno degli edifici e luoghi più belli di Pontedera, forse il più bello ma ormai in parte privato sia del fascino misterioso della prima fase, quella impressa da Manlio Crastan che la fece costruire lasciando al fratello il palazzo del Piazzone attualmente in ristrutturazione, sia dell'uso bibliotecario, cinema estivo, sede della banda e del debuttante centro per la sperimentazione teatrale. E altro ancora.

Tutte attività oggi e per vari motivi trasferite _ esempi: il cinema estivo dovette cessare l'attività per proteste e denunce del vicinato mentre la nuova biblioteca Gronchi ha trovato una spazio molto maggiore nell'ex dente Piaggio _ col risultato che la villa, ultimamente sede soprattutto di mostre ed eventi d'arte, deve "per forza" reinventarsi un futuro perché gli sposalizi civili che vi si svolgono non possono certo bastare a mantenerla. 

Un futuro che il Comune sta cercando di assicurare mettendo insieme varie attività private operanti in settori diversi ma in questo modo in grado, si spera, di contribuire al mantenimento del complesso. Villa, dependance e giardini. E anche l'idea di una "cena in villa" vuol essere un'iniziativa in direzione della ricerca, non facile, di un futuro che garantisca la vita alla villa e al tempo stesso non gravi tutto sulle casse comunali. L'appuntamento per la cena in villa è il 10 luglio, dalle 20. La serata appunto, è organizzata dal gruppo formatosi nei mesi scorsi a seguito del progetto promosso dall’amministrazione per la costruzione di una gestione collaborativa della ex biblioteca comunale.

La cena sarà all’insegna della condivisione e collaborazione, sarà chiesto ai commensali di portare da casa tovaglie, rigorosamente bianche, tutto il necessario per l’apparecchiatura e la cena. Gli organizzatori chiedono di non utilizzare piatti, bicchieri e posate in plastica, ma di preferire stoviglie in coccio o porcellana, non solo per limitare i rifiuti e giovare all’ambiente, ma anche per rendere la tavolata, che potrà essere decorata a proprio piacimento, più bella. Durante la serata si esibiranno gli studenti dell’Accademia Musicale di. La partecipazione è gratuita, ma la prenotazione obbligatoria. I posti già predisposti sono 100, oltre questo numero i commensali dovranno portarsi anche tavolo e sedie. 

Dunque un altro caso di rinascita attiva, se il progetto andrà davvero in porto, che ricorda, pur con altri settori di attività, quello a vari volti del Palazzo Pretorio privato dei suoi presidi storici e quello dell'ex cinema Roma che tornerà in vita come sede delle principali e ora sparse accademie musicali cittadine. 

Villa Crastan potrebbe esser chiamata anche "la villa della cicoria" perché l'attività dei Crastan _ a cominciare dal fondatore Luzio, svizzero emigrato nell'800 in Toscana a cercar fortuna, che trovò _ ebbe un grande impulso soprattutto fra le due guerre mondiali con i surrogati di caffè, a cominciare dalla cicoria. In Italia non poteva più arrivare il caffé a causa delle sanzioni, le "inique sanzioni" inflitte al fascismo per la conquista dell'Etiopia _ per la verità l'Inghilterra e gli altri Paesi sanzionisti avevano colonie e colonie in tutte le parti del mondo _ e i Crastan furono dai primi a valorizzare i surrogati. Con i quali ampliarono la fabbrica e realizzarono palazzi in città e fuori e la Villa tuttora presidio un po' appartato _ i Crastan erano e sono gente riservata _ fra il Piazzone e la storica via della Stazione Vecchia.

Mario Mannucci
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