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70 anni Vespa, sono brillate le assenze

Non solo quelle dovute al maltempo ma quelle di chi in fabbrica e nelle istituzioni ha fatto la storia di una comunità che ha reso grande la Piaggio.

PONTEDERA — Una Piaggio che a quanto risulta da fonti autorevoli non ha contribuito economicamente alle celebrazioni locali del settantesimo del suo scooter. Tutto è stato infatti organizzato dal comitato promosso dal Comune con il Vespa Club Pontedera ma grazie soprattutto alla sponsorizzazione del Caffè La Cittadella, azienda cittadina di cinquant’anni anch’essa protagonista della storia di Pontedera.

Ma se per ragioni di marketing o altro, la scelta di non spendere in questa occasione da parte dell’azienda di Colaninno può essere non condivisibile ma legittima, non è invece comprensibile - come sottolineano in molti - che l’amministrazione comunale anche in questa importante occasione non sia stata capace di coinvolgere la prima azienda del suo territorio e la prima del settore in europa; di ricucire un rapporto da anni venuto meno con la città di Pontedera aprendo ad esempio un tavolo di confronto politico-economico e non limitarsi invece a costituire semplicemente un comitato a cui appaltare un evento che la Valdera alla fine ha vissuto come una edizione speciale della Notte Bianca.

Sul viale Piaggio in questi giorni avremmo voluto vedere non solo contestatori ma pontederesi e valderesi, cittadini ed amministratori con tanto di fascia tricolore a testimoniare l’orgoglio di una comunità per la “sua” fabbrica. Invece non abbiamo visto nemmeno una bandiera italiana in più delle solite od un gonfalone di benvenuto agli ospiti in città per il grande raduno della Vespa.

La visita del capo del governo è stata senza dubbio importante ed ha come sempre innescato un effetto mediatico positivo. Ci auguriamo che dai 70 anni della Vespa resti qualcosa oltre a quella foto di Renzi nello stabilimento che da domani vedremo al Museo Piaggio insieme a quelle dei suoi predecessori.

Ogni festa ha i suoi significati, significati diversi per il celebrato ed il celebrante ma valori comuni nei quali entrambi si ritrovano. Come in famiglia per genitori e figli, come nello sport per atleti e tifosi. Nei 70 anni della Vespa il valore è stato il prodotto in una pura logica di mercato che ha marginalizzato quegli uomini e quelle donne che hanno dato corpo e vita ad una idea rivoluzionaria su due ruote. Quegli operai, quei dirigenti, quei sindacalisti e quei politici, sindaci ed amministratori, che con i loro conflitti, con le loro diversità, con le loro lotte non hanno mai perso di vista che è solo il lavoro che garantisce libertà e sviluppo.

Bastava coinvolgerli e farli parlare nelle scuole, nelle strade, nelle piazze e nei convegni. I sindaci Maccheroni, Monni, Rossi e Marconcini ad esempio sono stati testimoni e protagonisti del rapporto tra Pontedera, la Valdera e la grande industria; dallo scioperone del “62 ai danni dell’alluvione del “66, dal tentativo dello scippo di Nusco alle lotte in difesa dell’occupazione. I giovani di oggi avrebbero potuto ascoltarli e capire anche che lo slogan “Chi Vespa mangia le mele. Chi non Vespa no” nel 1968, il tanto discusso 68, era rivolto ai loro nonni “capelloni e rivoluzionari”.

Le Vespa nelle vetrine del salotto buono della città ed un artista su un palcoscenico da soli non potevano certo far capire tutto questo.

Saverio Livio Tarquinio

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