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"Gravi indizi a carico del presunto piromane"

Il procuratore capo Crini ha ripercorso le indagini a carico di Giacomo Franceschi, che resta in carcere per il rogo che ha devastato il Monte Pisano

PISA — "Per il giudice il racconto del Franceschi è quanto meno ammissivo di un fatto colposo" ha detto questa mattina incontrando i giornalisti il procuratore capo di Pisa, Alessandro Crini, a seguito della conferma della custodia cautelare in carcere per Giacomo Franceschi, unico indagato quale presunto autore del rogo divampato la sera del 24 settembre sopra Calci, incendio che ha devastato il Monte Pisano e distrutto anche alcune abitazioni private.

Franceschi, 37 anni di Calci, fa parte del locale Gruppo volantari antincendio intitolato a Paolo Logli e "quella sera fu il primo a dare l'allarme", ha ricordato Crini.

La richiesta del carcere per Franceschi, avanzata al gip per i reati di incendio doloso e disastro ambientale, è stata dunque sostanzialmente accolta per il "grave quadro indiziario - ha sottolinato il procuratore - e non per un pericolo di fuga". Dalle indagini emergerebbero elementi a conferma "di un atto colposo da parte di Franceschi, anche se la procura resta convinta di un atto doloso".

Gli indizi raccolti dai carabinieri, grazie anche alle specifiche competenze dei forestali da poco integrati nell'Arma, sono molteplici, tenendo anche conto di quanto raccontato dallo stesso Franceschi dopo l'arresto, prima di avvalersi della facoltà di non rispondere.

In primo lugo il 37enne calcesano, quando fu più volte sentito come informato sui fatti assieme agli altri volontari del Gva, non raccontò mai di essere stato in quelle ore sul luogo da dove si presume sia partito l'incendio, cosa che invece ha ammesso dopo l'arresto. Inconfutabili, in tal senso, anche gli accertamenti sui suoi spostamenti tramite telecamere e celle telefoniche.

In relazione a quella sera, alla fine, avrebbe raccontato di aver usato un accendino per bruciare sia alcuni peletti sintetici che spuntavano dalla sua giacca tecnica sia un foglietto o uno scontrino, poi lasciato cadere forse ancora in fiamme. Una sorta di gesto antistress, ha detto in proposito Crini riportando le dichiarazioni del giovane, "in un momento di difficoltà per via di alcuni problemi di salute", non ravvisando in quel momento che potesse trattarsi di un gesto assai incauto e negligente.

Per la procura sono tante le cose che non tornano nel racconto di Franceschi, sebbene lui abbia ripetuto più volte di amare quel monte più di ogni altra cosa. Tra queste, il fatto stesso che - stando al suo racconto - quella sera sia andato "da solo sul monte nonostante le condizioni meteo avverse, con l'idea di liberare la pista antincendio da eventuali rami caduti". "Una iniziativa piuttosto strana e poco logica - ha commentato il procuratore -, tra l'altro inoltrandosi a piedi nel bosco".

Non avrebbe poi fornito agli inquirenti spiegazioni valide sul perché per salire sul monte scelse "una strada inconsueta e dissestata, tanto che danneggiò anche l'auto", mentre al ritorno ne fece un'altra, "più consona ma sempre piuttosto inusuale e tortuosa". Infine, "tornato a casa è trascorsa circa mezz'ora prima che telefonasse al capo del Gva per dare l'allarme e, sebbene consapevole della negligenza commessa, non pensò che quei bagliori che vedeva sul monte potessero essere un incendio anziché i fari di una macchina".

In definitiva, quella che emerge dal racconto di Crini è un'azione tipica di un piromane patologico, senza alcun movente specifico da ricercare. Il procuratore ha anche riferito che, all'ingresso in carcere, Franceschi ha dichiarato di essere un non fumatore e che l'accendino usato quella sera "ha detto di essersene disfatto una volta intervenuto per spegnere l'incendio". E stando alle testimonianze di molti era piuttosto attaccato al suo impegno nella vigilanza antincendio: "Desiderava essere sempre il primo ad avvistare un incendio ed il primo ad intervenire".

"Le indagini erano partite mettendo in relazione l'incendio del 15 con quello del 24 - ha infine rivelato il procuratore capo - e Franceschi risultava sin dall'inizio nel gruppo di persone da attenzionare". "Rispetto all'incendio del 15, di entità assai minore, non ci sono accuse specifiche a suo carico - ha aggiunto Crini - sebbene è stato accertato che anche in quell'occasione si trovasse sul luogo dell'incendio".

Guido Bini
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