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"La caccia è una concessione, non un diritto"

Così il Comitato cittadino “Non vogliamo una Toscana rosso sangue” ritenendo non sufficienti le restrizioni imposte alla caccia dopo l'incendio

CALCI — Lo stop imposto alla caccia a seguito del devastante rogo che ha distrutto oltre mille ettari di bosco sul Monte Pisano (La Regione ha disposto il divieto di caccia), non ha convinto chi contro la caccia si batte da sempre, come il Comitato cittadino “Non vogliamo una Toscana rosso sangue”.

"Per prima cosa - scrivono dal comitato - noi cittadini vogliamo ricordare alle istituzioni che la caccia non è un diritto, ma è una concessione che lo Stato fa ad alcuni cittadini con determinati requisiti in alcune circostanze" e, in realzione a quanto avvenuto sul monte Serra, il comitato reputa prioritario salvaguardare "un ambiente che non può sopportare ulteriore inquinamento e ulteriori stress come la caccia rappresenta".

Riguardo alla braccata al cinghiale, il comitato sottolinea che è una modalità di caccia che rappresenta "un grave pericolo per tutta l’altra fauna selvatica fuggita dall’incendio e rifugiatasi proprio nelle zone perimetrali": "Gli spari sentiti nella mattina del 27 settembre dai cittadini di Calci e di Vicopisano, mentre il fuoco ancora bruciava il monte, hanno creato grande agitazione e molte persone hanno chiamato le forze dell’ordine senza alcun risultato".

La richiesta che il comitato fa alla Regione è quella di vietare la caccia sugli interi territori comunali di Calci e di Vicopisano, "dimostrando che la sicurezza collettiva prevale sull’attività concessa ad alcuni".

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