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Io immunodepressa, mio figlio e il Covid

Francesca Masi
Francesca Masi

La storia di Francesca che è reduce da un trapianto e racconta ogni giorno come affronta la malattia: "Ecco cosa chiedo agli altri genitori"

PECCIOLI — Francesca Masi ha 45 anni, è di Fabbrica di Peccioli e ogni giorno, dai suoi profili social, o con i libri, oppure intervenendo dal vivo o in trasmissioni tv, racconta la sua battaglia contro il cancro.

Vuole che lo si nomini, che si dica "cancro" e che si guardi in faccia la malattia. Francesca ha la mielofibrosi, una rara forma di cancro del sangue. Francesca fa un racconto senza sconti, né a sé stessa né ai lettori. Quel che accade si riporta. E' una cronaca in diretta della malattia, fatta da chi la vive sul proprio corpo.

Questo atto coraggioso, che va avanti con puntualità da anni, ora fa i conti con la pandemia mondiale di Covid-19 e con il fatto che Francesca poche settimane fa ha avuto un trapianto di midollo

Il suo ultimo messaggio sui social ha avuto vasta eco: si rivolge ai genitori e lo fa a nome di tutte le persone immunodepresse. Parla di come suo figlio abbia paura di avvinarsi a lei, per timore di poterla far ammalare.

Ecco le sue parole:

"Ho 45 anni e sono reduce (termine scelto con cognizione, lo stesso che si usa per i soldati dopo una guerra) da un trapianto di midollo da donatore.

Adesso sono a circa 50 giorni dal trapianto e sono ancora molto fragile, sono una paziente immunodepressa (con le difese immunitarie, cioè quelle cellule che ci proteggono dalle malattie, che hanno valori molto bassi nel sangue).

Ho un bimbo di 10 anni che tra pochi giorni dovrà andare a scuola.

Vista la mia situazione se i compagni o gli insegnanti (spero proprio che non accada!) non indossano la mascherina e non prendono le precauzioni che ormai conosciamo tutti a tutela del contagio da Covid, io rischio la vita.

E lui questo lo sa. 

Scrivo perché magari una persona non si rende conto che una cosa banale come avvicinarsi a mio figlio per chiedergli qualcosa senza mascherina genera in lui (con ragione!) uno stato di agitazione e paura, in lui come in tutti i bimbi che a casa (anche senza aver reso la notizia pubblica come ho fatto io con una certa sfacciataggine) hanno un genitore immunodepresso, o un fratellino o un nonno.

La vita di ognuno di noi dipende, in questo momento più che in altri periodi dal comportamento degli altri, e non dovrebbe esserci bisogno di dichiarare la propria fragilità per avere il rispetto, il rispetto agli altri lo dobbiamo a prescindere proprio perché non sappiamo che situazione hanno a casa.

Care mamme e babbi, perdete 10 minuti del vostro tempo a rendere consapevoli e responsabili i vostri figli rispetto alle norme igieniche straordinarie di questo periodo perché è importante, perché è importante che imparino a rispettare le regole ma più di tutto è importante che imparino davvero cos’è l’empatia: rispettare l’altro anche se non sai la sua vita com’è, rispettarlo nella sua riservatezza rispetto a faccende intime e difficili, perché le malattie e i problemi esistono anche quando non siamo noi ad averli".

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