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E la Gazzetta titolò "Ai mondiali il Pontedera"

Francesco D'Arrigo
Francesco D'Arrigo

D'Arrigo racconta i Granata che fecero piangere gli Azzurri. Sacchi "E' il momento più difficile della mia carriera da allenatore"

PONTEDERA — Pontedera – Italia 2-1, arbitra il signor Collina. Correva l'anno 1994, quando i Granata riuscirono a battere a Coverciano il 6 aprile, la formazione della nazionale azzurra affrontandola in un'amichevole pre-mondiali due mesi dopo persero ai rigori la finale con il Brasile.
Per i Granata c'erano in campo: Drago, Vezzosi, Paradiso, Rocchini, Allori, Cecchi, Rossi, Moschetti, Cecchini, Pane, Aglietti.
Per la Nazionale giocarono: Marchegiani, Panucci, Maldini, Albertini, Costacurta, Varesi, Donadoni, Conte, Signori, Baggio, Stroppa

A fine partita Arrigo Sacchi disse: “E'il momento più difficile della mia carriera da allenatore”, per il Pontedera fu invece il punto più alto, tanto che la Gazzetta dello sport titolò: Ai mondiali il Pontedera. Il tecnico della squadra granata era Francesco d'Arrigo, oggi istruttore federale a Coverciano. D'Arrigo oltre all'impresa contro gli azzurri, condusse il Pontedera alla vittoria del campionato della vecchia C2, ottenendo un'insperata ma meritatissima promozione in C1. Venti anni dopo il mister della stagione 1993/94 si ricorda ancora di quella partita ma soprattutto della sua squadra e dei suoi ragazzi.

Che ricordi ha di quel giorno e di quella partita?
“Ricordo una giornata meravigliosa, stavamo disputando un bellissimo campionato ed arrivammo a Coverciano con la testa libera e desiderosi di far vedere alla nazionale come giocavamo. La nostra squadra stava già salendo alla ribalta nazionale, eravamo imbattuti in campionato e più che altro giocavamo un calcio propositivo e organizzato. Fui gratificato dalla mia squadra che giocò benissimo, soprattutto il primo tempo” (per la cronaca segnarono il pecciolese Matteo Rossi e Alfredo Aglietti, per la nazionale Massaro entrato nella ripresa ndr).

Lei era definito da varie parti un sacchiano, cosa le disse il mister della nazionale?
“Sacchi, a denti stretti, mi fece i complimenti a fine gara. Successivamente l'ho incontrato diverse volte, anche adesso che sono tecnico federale a Coverciano, ma non è mai ritornato sull'argomento. Forse già dire che era il momento più difficile della sua esperienza di commissario tecnico fu significativo”.

Segue ancora il Pontedera?
Certo, sono rimasto molto legato alla città, ai tifosi e ai miei ragazzi. Ho seguito il campionato di quest'anno e i granata stavano per andare oltre i nostri risultati di venti anni fa. Peccato essere usciti ai rigori col Lecce.

Chi sente ancora dei giocatori che batterono la nazionale?
“Quasi tutti, Allori, Rocchini, Cecchi, Cecchini, Moschetti, Aglietti Pane, Drago. Eravamo veramente un bel gruppo, tanti sono diventati dei bravi allenatori, a conferma del valore non solo tecnico della squadra, penso a Pane, Aglietti che adesso sono dei tecnici molto capaci”.

Lei ha vinto campionati col Pisa e col Pontedera, giocando anche un calcio di qualità, perché non ha avuto l'occasione di arrivare in A?
“Per arrivare a certi livelli ho capito che bisogna venir meno a certi valori, che per me sono imprescindibili. Ho smesso di allenare squadre di club tre anni fa, entrando in federazione per formare nuovi tecnici e mettere a disposizione la mia esperienza, cercando di trasmettere ai futuri allenatori le mie idee tattiche. L'Italia ha vinto quattro mondiali ma siamo conosciuti per un gioco piuttosto difensivo, con squadre basse e chiuse, io cerco di portare le mie idee che parlano di squadre più alte e gioco non di rimessa ma propositivo”.

Come vede la nazionale di Prandelli per questi mondiali?
“Ricollegandomi a quello che dicevo sopra anche Prandelli sta proponendo da quattro anni grosse novità, sia tattiche che di principi: la squadra cerca di imporre il proprio gioco, il codice etico fa discutere perché è una novità. Ci vorrà qualche partita per sistemarci ma sono fiducioso che miglioreremo gara dopo gara”.

René Pierotti
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