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I profughi slavi di Pontedera

Anche nella città della Vespa arrivarono alcune famiglie fuggite da quell'inferno e alle quali lo Stato italiano assegnò alcuni alloggi popolari

PONTEDERA — Come tutti gli anni a partire dal 2004, il Comune di Pontedera ha ricordato i Martiri delle foibe insieme alle vittime dell'olocausto con una cerimonia al Villaggio Piaggio. Dove due strade sono state intitolate proprio alle vittime di queste tragedie. E negli anni '50 anche a Pontedera arrivarono alcuni famiglie di profughi dalmati, istriani, fiumani, fuggite dalle loro città, paesi e case per non cadere nelle rappresaglie del regime comunista di Tito e non finire dentro le fosse naturali, le foibe. Dove non solo gli ex fascisti e gli anticomunisti, ma anche semplici cittadini che non volevano stare 'sotto' Tito, venivano gettati, a volte anche vivi.

Di tutto questo, con corone d'alloro e la presenza delle forze dell'ordine, consiglieri comunali, associazioni di ex combattenti e una rappresentanza dell'Iti Marconi, ha parlato l'assessora alla cultura Liviana Canovai con interventi anche di studentesse del Marconi e una testimonianza a sorpresa di Mario Mannucci. Che da bambino abitava in una casa popolare di via I° Maggio dove alcuni alloggi erano stati assegnati, su disposizione dell governo, a famiglie fuggite dalle stragi di Tito.

(Foto da Facebook: Pier Luigi Arrighi)

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