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Botulino, scagionato il pesto di fiori di zucca

A marzo una coppia finì in ospedale per botulinismo alimentare, i sospetti della Asl si concentrarono su un pesto prodotto a Santa Maria a Monte

EMPOLI — Resta misterioso l'alimento all'origine dell'intossicazione da botulino che, il 27 marzo scorso, portò al ricovero di una coppia, marito e moglie di Empoli, al San Giuseppe. Sono infatti risultati negativi gli esami microbiologici condotti su uno dei vasetti di pesto di fiori di zucca che appartenevano allo stesso lotto di quello su cui si era concentrata l’attenzione del Dipartimento di prevenzione, area sicurezza alimentare. A commercializzare il vasetto era stata l’azienda agricola Signorini Maurizio di Santa Maria a Monte ed erano meno di venti le confezioni messe in commercio dal 10 marzo scorso con scadenza 31/12/2018.

"Le analisi che sono state condotte dall’Istituto zooprofilattico delle Regioni Lazio e Toscana che ha sede a Roma - hanno fatto sapere dalla Asl Toscana Centro -, hanno rivelato che nel vasetto campionato appartenente al lotto attenzionato dall’Azienda sanitaria, la tossina sospetta del Clostridium Botulinum, non era presente. Sul prodotto specifico consumato purtroppo non è stato possibile effettuare alcun campionamento in quanto il vasetto è stato buttato nei rifiuti dai due coniugi subito dopo il consumo".

"Dopo che i medici avevano a lungo indagato sugli alimenti consumati dai pazienti - prosegue la nota -, ponendo l’attenzione sul pesto di fiori di zucca, l’Azienda sanitaria aveva messo in atto tutte le procedure del caso per la tutela della salute pubblica, rendendo identificabile il lotto sospetto messo in commercio e invitando a non consumare e a consegnare il prodotto acquistato. L’Azienda sottolinea ancora che è buona regola generale non consumare alimenti i cui contenitori o coperchi presentino rigonfiamenti o quando si rivelino maleodoranti all’apertura".

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