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Grillaia, "Perché Arpat ha dato parere positivo?"

Una protesta di Legambiente contro la riapertura della Grillaia
Una protesta di Legambiente contro la riapertura della Grillaia

Discarica di Chianni, Legambiente ha posto alcuni interrogativi all'agenzia ambientale sui nuovi conferimenti, citando fatti del 2009 e del 2015

CHIANNI — Mentre si parla di una possibile trattativa per la cessione della discarica della Grillaia dalla Società Nuova Ambiente alla Regione Toscana, Legambiente Valdera è intervenuta per replicare ad Arpat che aveva detto: "Vogliamo smaltire l'amianto? Allora servono impianti".

Legambiente ha chiesto all'agenzia regionale per l'ambiente perché abbia dato parere favorevole ai nuovi conferimenti di amianto, autorizzati nella delibera della Regione Toscana del 25 maggio.

"Ci chiediamo - hanno detto da Legambiente - perché si assista ad uno strano ‘gioco delle parti’ sulla discarica della Grillaia. I dirigenti dell’Arpat di Pisa assumono un ruolo politico e ci dicono che “il progetto garantisce fattibilità economica...”. Intendiamoci, apprezziamo molto il lavoro dei tecnici che lavorano all’Arpat: fanno sopralluoghi, stilano relazioni, si preoccupano delle matrici ambientali compromesse". 

"Però - hanno aggiunto da Legambiente - i dirigenti Arpat devono spiegarci, usando tutta la scienza e tecnica possibile, per quale motivo: 

A) nel 2009 Arpat prescrive alla Provincia di Pisa di far rispettare le prescrizioni alla Nuova Servizi ambiente, in quanto: 

- tutta la rete del biogas non era norma con il Dlgs 26/03

- mancavano i monitoraggi mensili del percolato

- analisi del trizio, eseguite anni prima, presentavano livelli elevati su tutti e sei i pozzi di monitoraggio

- sulla depressione al centro della discarica – già notato dall’Arpat nel 2000 – non erano state prese misure mitigative e le acque meteoriche stagnanti avevano aumentato il fenomeno della percolazione. 

B) nel 2015, sei anni esatti dopo e dopo otto sopralluoghi e varie relazioni tecniche, Arpat sostiene ancora che: “la discarica ha subito sensibili cedimenti strutturali, dovuti sia ai normali fenomeni di degradazione della sostanza organica contenuta nei rifiuti conferiti, sia dalle modalità di abbancamento che, in special modo negli ultimi due anni di attività, non hanno permesso una adeguata compattazione. Da tali circostanze e derivata la formazione di estese zone depresse sulla sommità del corpo rifiuti che, sovrapposta agli effetti dovuti alla difformità morfologica prodotta dalla chiusura anticipata dei conferimenti, impediscono il regolare deflusso delle acque meteoriche causando la formazione di aree di ristagno idrico, con il conseguente incremento delle quantità di acque meteoriche infiltrate, che determinano a loro volta un incremento delle quantità di percolato prodotto”. 

Dopo aver fatto riferimenti a fatti avvenuti nel 2009 e nel 2015 Legambiente ha esposto le sue conclusioni: "Non è molto chiaro per quale motivo l’Arpat di Pisa si sia rimangiato tutto e abbia dato parere positivo a caricare su quelle strutture fatiscenti 270.000 tonnellate di amianto. Ci devono essere stati enormi lavori di messa in sicurezza tra il 2015 e il 2020! Magari saremo un po’ distratti (… e pure gli abitanti della zona …) però grandi opere di messa in sicurezza in questi ultimi 5 anni non ci risultano! Saremo tranquilli e, con noi, tutta la popolazione di Chianni, Terricciola e Lajatico quando ci faranno vedere le misurazioni dei valori nelle acque superficiali intorno alla discarica, ci faranno vedere i quattro pozzi su sei da cambiare, ci mostreranno i monitoraggi che prima non c’erano, insomma quando ci dimostreranno “con scienza e tecnica” come la situazione sia cambiata". 

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