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Cappella Sardina, l'antico quadro via per restauro

Dopo più di 200 anni la tela di Gaetano Maria Franchi è stata rimossa da sopra l'altare e verrà ritoccata per tornare alla bellezza originaria

CALCINAIA — Per la prima volta dopo oltre due secoli è fuori per restauro. Ad aver lasciato la sua sede occupata da più di duecento anni, vale a dire la piccola Cappella di Santo Stefano in Sardina è stato l’antico quadro che troneggia sopra l’altare dell’oratorio.

Non si è trattato di uno “sfratto” o di un “addio”, ma di un semplice “arrivederci”: la tela, realizzata dal pittore Gaetano Maria Franchi nel 1767, mancherà per qualche tempo dall’edificio in via di recupero. Ad attenderlo nelle settimane che lo separano dal ritorno sarà un intervento di restyling, a cura delle esperte mani della restauratrice d’arte incaricata, Maria Teresa Leotta.

Il restauro del quadro, finanziato dalla ditta Birindelli Auto grazie alle agevolazioni del Decreto Art Bonus, in memoria del signor Giacomo Corsi, si inserisce nel progetto di riqualificazione dell’intera Cappella di Santo Stefano in Sardina, promosso dall’amministrazione comunale e avviato il 21 maggio scorso.

L’opera d’arte, da pochi conosciuta, ma di singolare bellezza, raffigura il beato Arcangelo Canetoli membro dell’Ordine dei Canonici Regolari Lateranensi. I colori, i tratti, i dettagli sono però nascosti dietro una fitta coltre di polvere, da una patina lasciata dal tempo che rischiava purtroppo di compromettere per sempre la tela, finora mai restaurata. Proprio per impedire una simile perdita è stato predisposto l’intervento di recupero.

Il primo step è consistito nell’asportazione del quadro: un passaggio delicato – si trattava infatti probabilmente della prima volta dopo secoli che la tela veniva staccata dalla parete a cui era stata fissata – a cui hanno preso parte la restauratrice Maria Teresa Leotta e alcuni operai del Comune, alla presenza del direttore dei lavori, l’architetto Jacopo Fedele Donati, del consigliere comunale e architetto Christian Ristori, autore di studi e ricerche sulla Cappella, e dell’architetto Cinzia Forsi, responsabile dell’Ufficio Tecnico comunale. Per evitare rotture o strappi, la tela è stata sottoposta a un’operazione di protezione e velinatura: un’apposita e sottilissima carta è stata fatta aderire alla superficie pittorica, grazie a un collante a base di cellulosa steso con un adeguato pennello.

Ma questa non è stata che la prima tappa di un lungo iter verso l’antica bellezza. “Una volta portato il quadro in laboratorio – prosegue la restauratrice Maria Teresa Leotta -, procederò con la fase di foderatura. Verificherò innanzitutto se il telaio originale è recuperabile o se va sostituito con uno nuovo. Osservando e pulendo il retro della tela, controllerò poi anche la eventuale presenza di incrostazioni o tele aggiunte. Continuerò servendomi di una tela nuova: la fisserò sulla parte posteriore della tela originale con una colla speciale e applicherò un impermeabilizzante, tagliando poi le eccedenze”.

“Dopo aver riposizionato il tutto sul telaio prescelto – conclude Leotta - , procederò alla pulitura del colore, alla stuccatura e alla livellatura delle lacune, fino ad arrivare al passaggio dell’integrazione pittorica delle stesse”.

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